Renault R 25 TURBO BENZINA

| Tra la R30 e la Safrane |

200000 km

1986

2458 | 6 CILINDRI A V PRV | 182 CV

228 Km/h

779.787 PT

Prodotta: 1985 / 1990

Renault 25 è una berlina d’alta gamma prodotta dalla Renault tra il 1984 ed il 1992.

Per sostituire la Renault 30 venne avviato il progetto 129 destinato alla realizzazione della nuova ammiraglia della casa di Billancourt, una vettura che si prefiggeva di concorrere con altri modelli francesi come la Peugeot 604 e la CX, così come con le berline tedesche del periodo. Alcuni dei caratteri distintivi della produzione Renault d’alta gamma degli ultimi anni furono mantenuti, così si ritrovarono aspetti come l’impostazione della carrozzeria a cinque porte e con l’ormai diffusa architettura meccanica “tutto avanti”.

Per il disegno della carrozzeria ci si affidò a Gaston Juchet e Robert Opron (quest’ultimo conosciuto per aver realizzato fino ai primi anni ’70 modelli come la Citroën CX, la GS, la SM e il restyling della DS), mentre il disegno dell’abitacolo e degli interni fu opera di Marcello Gandini, già collaboratore di Renault per il design della Supercinque.

Per migliorare le prestazioni furono utilizzati lamierati molto sottili per contenere il peso.

IL DESIGN
Pur molto più moderna dell’antesignana Renault 30, la 25 conservò alcune caratteristiche nell’impostazione della carrozzeria, prima fra tutte la carrozzeria a 5 porte con portellone posteriore per l’accesso al vano bagagli; stavolta però la casa francese optò per una configurazione leggermente differente, a due volumi e mezzo, ossia con un accenno di terzo volume nella zona posteriore. In generale, nel disegnare la vettura, gli stilisti si concentrarono molto sull’aerodinamica e seppero realizzare una vettura dotata di un Cx molto ridotto e pari a 0.28, uno dei migliori nella sua epoca ed il migliore in assoluto nella sua categoria.

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Il frontale evidenziava un netto stacco con la 30: più moderno e dotato della classica calandra Renault degli anni ottanta a segmenti orizzontali ad effetto decrescente, era caratterizzato da gruppi ottici rettangolari in luogo dei doppi fari circolari dell’antesignana. Il paraurti in acciaio e ricoperto da protezioni in gomma, lasciò il posto ad un vero e proprio fascione in plastica. La fiancata era caratterizzata dai montanti anteriori e centrali sottili per dare luogo ad un’ampia superficie vetrata che rendesse luminoso l’abitacolo e non comportasse problemi di visibilità posteriore; solo il montante posteriore era massiccio. Il disegno della coda era dominato dal grande lunotto “a bolla” alla cui base si trovava il tergilunotto. Il terzo volume presentava un piccolo spoiler per rendere dinamica, ma con discrezione, la vista posteriore. Completavano il quadro i grandi gruppi ottici posteriori, anch’essi rettangolari e leggermente avvolgenti lungo l’angolo che dava sul parafango posteriore.

L’abitacolo era molto moderno e lo spazio per i passeggeri posteriori era generoso. L’insieme plancia-console-cruscotto era disegnato da Marcello Gandini: una grande e massiccia palpebra si estendeva fino alla zona centrale, sopra la console, e andava a proteggere dai riflessi un grande quadro strumenti dotato di tachimetro e contagiri, più una serie di spie luminose di servizio, sia tra essi che ai lati. Era inoltre presente un display a cristalli liquidi che mostrava informazioni come la quantità di carburante rimasto nel serbatoio o la temperatura esterna. La zona sopra la console centrale integrava un vero e proprio computer di bordo “parlante”. Era presente anche una funzione elettronica che calcolava l’autonomia di carburante, la media oraria ed il consumo istantaneo. Il bagagliaio aveva una capacità di 442 litri.

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